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sabato 8 marzo 2014

Le leggi - Platone

Le Leggi (Νόμοι) è il titolo dell'ultima opera conosciuta di Platone. È rimasta incompiuta e fu pubblicata postuma da un discepolo, Filippo di Opunte, che ne aggiunse il libro finale Epinomide e la divise in 12 libri.
L'opera è in forma di dialogo e gli attori del dialogo sono l'Ateniese (ossia Platone), lo spartano Megillo e il cretese Clinia, cittadino di Cnosso. 
Nel dialogo Platone presenta la nascita e l'organizzazione di una città-stato: scelta del luogo, politica demografica, struttura economica e sociale, organi politici e amministrativi, organismi militari, elezioni, diritto civile, diritto penale, diritto processuale, educazione e religione.

Platone non si propone, come nella Repubblica, di delineare un modello di Stato ideale. Questa volta cerca di individuare le forme costituzionali di uno Stato reale per uomini con la loro storia e con le loro virtù e i loro difetti.
Secondo il filosofo, è di fondamentale importanza evitare il conflitto tra le classi sociali: proprio a questo fine hanno un ruolo fondamentale le leggi di uno stato. 
Esse, infatti, hanno una duplice funzione: costrittiva, cioè prescrivono quale debba essere la condotta migliore per un buon cittadino; ed educativa, cioè educano i giovani che saranno i cittadini futuri.
Platone sostiene che vadano istituite anche sanzioni. Quest'ultime non devono essere viste come una vendetta dello stato nei confronti del singolo, ma come uno strumento atto a correggere gli errori commessi dall'individuo.

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sabato 26 maggio 2012

Critica della ragion pratica - Immanuel Kant

Nella Critica della ragion pratica (Kritik der praktischen Vernunft) Immanuel Kant conduce l'analisi critica della ragione quando è indirizzata alla pratica, cioè all'azione.
L'opera fu pubblicata nel 1788 ed è uno degli scritti in cui Kant espone la sua concezione della morale.
Kant vuole far capire in che consiste la morale, che cos'è la morale, non vuole definire quali comportamenti morali debba compiere l'uomo: il suo quindi è ancora una volta un discorso "formale", illustra la forma non il contenuto della morale.

La frase simbolo di questa fondamentale opera filosofica è il celeberrimo epitaffio sulla tomba di Kant: « Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me».

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